“Marini mia avversaria, nessun patto con lei. Mai deciso su nomine in sanità” – Corriere dell’Umbria

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Alessandro Antonini

23 ottobre 2020

Due ore di interrogatorio, reso in udienza preliminare. Gianpiero Bocci lo aveva promesso: “Mi difenderò nel processo”. Ieri l’imputato eccellente del processo Concorsopoli (terzo round al Capitini), ex segretario Pd e sottosegretario all’Interno, l’ha fatto, rispondendo alle domande dei pm e degli avvocati di parte civile. Che lo hanno incalzato sui rapporti con l’ex governatrice Catiuscia Marini, anche lei imputata, puntando a suffragare la tesi dell’associazione per delinquere, la principale contestazione rivolta ai livelli politici. Bocci ha ribaltato l’ipotesi: con Marini c’era uno scontro politico pluridecennale. E non un sodalizio criminoso. “Catiuscia Marini era mia avversaria, ha cercato, riuscendoci, di farmi fuori politicamente alle elezioni parlamentari del 2018, facendomi candidare in un collegio (quello dell’Appennino ndr) che veniva considerato senza chance di vittoria”. Marini in quell’occasione “è intervenuta sia a Roma che a Perugia”, per non farlo presentare nel collegio del capoluogo di regione, che sarebbe stato il più consono – a dire di Bocci – per il sottosegretario agli Interni uscente. Bocci ha precisato che quello “era lo stesso anno in cui mi si contesta l’associazione per delinquere con la stessa Marini”. Ci sono poi “anni di rassegna stampa, da riempire una biblioteca” a dimostrare i rapporti conflittuali tra i due. A partire dal 2010, quando Bocci si è candidato alle primarie per la candidatura alla presidenza della Regione proprio contro Marini. Lo ha ricordato lo stesso imputato in aula. Non “c’era stima, anzi ostilità politica. E’ stata la mia più grande avversaria”. I pubblici ministeri gli hanno anche chiesto chi nominava i direttori generali. Bocci ha risposto che si trattava e si tratta di nomine effettuate dalla Regione previa intesa con l’Università. “Da 12 anni non mi occupo di istituzioni locali, fino al 2018 sono stato sottosegretario, sono stato segretario dal Pd per due mesi, fino ai provvedimenti cautelari”. “Non ho mai partecipato a riunioni in Regione sulla sanità”, ha ribadito. E ancora: “Non sono mai intervenuto su nomine di direttori generali né di risolvere la crisi di giunta (quella dell’uscita di Barberini proprio sulle nomine di dg e direttori sanitari, ndr)”. Ha espresso sì le sue opinioni interpellato dai media. Quando ai presunti concorsi truccati, l’ex segretario Pd ha voluto specificare che si è trattato, nei casi a lui contestati, “di procedure idoneative per le categorie protette”. Nei casi di Ricci e Ceccarelli, “entrambe sono state escluse dalle graduatorie”. “Non ho mai parlato con Ceccarelli”, ha ribadito Bocci, “ho incontrato il padre della Ricci che mi ha chiesto di fare qualcosa e io ho risposto che non potevo fare niente. Così è stato. Idem per la Ceccarelli, con cui non ho mai parlato”. Per quanto riguarda il caso di Cerquiglini, Bocci ha detto di “non aver avuto contatti con lei in 58 anni né con la sua famiglia”. Con Moreno Conti, definito il suo fac totum, Bocci ha detto di aver avuto “normali rapporti in quanto segretario del circolo Pd di Pila”. Con Emilio Duca (ex dg dell’ospedale di Perugia) e Maurizio Valorosi (ex direttore amministrativo) interlocuzioni “formali”. E “nessuno scambio di biglietti” con i nomi dei raccomandati, in particolare con Valorosi. L’avvocato dell’ex segretario Pd, David Brunelli, ha parlato di interrogatorio “esaustivo e soddisfacente”. Dopo Bocci è stata la volta dello stesso Valorosi – difeso da Francesco Crisi – che ha confermato quanto riferito nei due interrogatori del giugno 2019, in cui ha parzialmente ammesso alcune delle ricostruzioni dell’accusa. Dalla “voce” sulle cimici negli uffici a sistema dei concorsi con lo scambio di biglietti. In parte smentendo lo stesso Bocci. In mattinata è stato ascoltato anche il professor Vito Aldo Peduto in particolare sulle procedure di selezioni di anestesia.