- GASTRONOMIA

Guida alle Birre d’Italia 2021: i birrifici da non perdere nel panorama nazionale



 SLOW FOOD

Nella nuova edizione della guida biennale,diminuiscono le aziende recensite, ma aumentano i riconoscimenti più importanti le “chiocciole”, a cui si aggiunge una sezione dedicata ai luoghi dove berle

di Maurizio Maestrelli

Foto Reuters

Nella nuova edizione della guida biennale,diminuiscono le aziende recensite, ma aumentano i riconoscimenti più importanti le “chiocciole”, a cui si aggiunge una sezione dedicata ai luoghi dove berle

3′ di lettura

Esce in libreria, ma è disponibile anche online, l’edizione 2021 della Guida alle Birre d’Italia targata Slow Food. Ovvero la più autorevole pubblicazione in materia, frutto del lavoro di circa una novantina di collaboratori sparsi su tutto il territorio italiano, coordinati dal duo piemontese Eugenio Signoroni e Luca Giaccone. Biennale, con il curioso vezzo di riportare l’anno di “scadenza” piuttosto che quello di uscita, la guida è sempre attesa con una certa fibrillazione dai birrifici artigianali italiani e l’attribuzione delle “chiocciole”, il riconoscimento più ambito, quello assegnato ai birrifici che producono non solo birre di eccellente qualità e costanza ma che ricoprono pure un ruolo importante nel settore birrario nazionale e che dimostrano attenzione al territorio e all’ambiente in cui operano, genera sempre grande soddisfazione e, ogni tanto, qualche polemica. Quest’anno la guida è cambiata molto, tanto che ci è sembrato opportuno scambiare due parole con uno dei suoi due curatori.

– Signoroni, questa volta le aziende recensite sono 387. Nel 2019 erano 597. Ecco, partiamo da qui

«È un numero che non va interpretato negativamente. La guida nel corso delle varie edizioni si è evoluta, esattamente come ha fatto il mercato della birra e, nello specifico, quello della birra artigianale. Molto più maturo rispetto anche solo a qualche anno fa. È per questo motivo che invece di puntare a realizzare una sorta di antologia del movimento craft abbiamo voluto una guida che dicesse, dal nostro punto di vista e quindi in maniera più selettiva, quali sono i birrifici da non perdere nel panorama nazionale».

Come si arriva ad attribuire la chiocciola a un birrificio?

«I requisiti devono essere diversi e non si limitano solo alla qualità media dei prodotti ovviamente. Teniamo in considerazione la metodologia di lavoro dell’azienda, il rispetto per le tematiche ambientali, il suo rapporto con il territorio e con le materie prime che esso offre. Insomma, i parametri sono diversi. Concretamente i vari coordinatori regionali hanno il loro potere decisionale nel segnalare i birrifici “da chiocciola” poi naturalmente si fa una valutazione a livello nazionale. Non è mai uno solo che decide».

La più grossa novità di questa edizione è l’inserimento di sezioni regionali dedicate ai luoghi dove poter bere o acquistare le birre

«Esatto. Questo è stato un grosso lavoro aggiuntivo ma che ritenevamo necessario. La guida vuole soprattutto essere uno strumento per il consumatore, pertanto consigliare i locali, i beer shop o le enoteche dove trovare le birre era un obiettivo che utile allo scopo della guida stessa».

Ultimamente si parla anche di birre artigianali al supermercato

«Credo sia una strada che debba essere percorsa purché con le giuste modalità. Quindi la capacità del supermercato di garantire il consumatore sulla corretta gestione del prodotto con un altrettanto giusto corrispettivo per il birrificio e un prezzo finale accettabile per il consumatore».