- GASTRONOMIA

Dop e Igp, la crisi colpisce di più le imprese legate a turismo e ristoranti



La Burrata Igp soffre all’estero In alcuni casi tra produttori e ristoratori c’è un legame molto stretto, al punto che chi è già in credito continua ad assicurare le forniture, nella speranza di una ripresa legata a doppio filo. «Dopo la crescita degli ultimi anni, il Covid ha colpito duro, ma non ci ha lasciato completamente a terra. La gravità del danno – dice Francesco Mennea, coordinatore del Consorzio della Burrata di Andria Igp – non dipende tanto dalla dimensione aziendale, ma da quanto i produttori sono stati capaci di diversificare la produzione, spostandosi sulla Gdo. Noi abbiamo avuto grosse difficoltà a livello di trasporti, soprattutto per l’export, perché il nostro formaggio è freschissimo. Ma dopo una fase difficile assistiamo a un primo ritorno alla normalità e se su alcuni mercati come Germania, Francia e Spagna rischiamo di pagare cara la crisi, puntiamo crescere in nuove destinazioni come ad esempio Canada e Dubai».

OriGin: guardare oltre il virus «Oggi la preoccupazione maggiore sembra essere legata al possibile calo dei prezzi. È un problema serio che io però metto al secondo posto: innanzitutto dobbiamo farci trovare pronti al rilancio con le giuste strategie nel momento in cui l’emergenza virus sarà superata – commenta Cesare Baldrighi, presidente di OriGin Italia, l’associazione che raggruppa i prodotti a indicazione geografica e alla guida del Consorzio del Grana Padano –. Ad esempio non dobbiamo smettere di investire per consolidarci sul consumo fuori casa. È importante lavorare sul turismo enogastronomico, che per molti prodotti rappresenta una risorsa irrinunciabile e con il Covid deve essere una strada da percorrere con maggiore attenzione».

Non c’è un rischio disgregazione, con imprese che potrebbero scegliere di abbandonare i sistemi di tutela per vendere a prezzi più bassi? «La minor capacità di spesa e la concorrenza di prodotti anonimi è un pericolo, ma la minaccia non arriva dall’interno dei consorzi, che hanno radici forti sul territorio con aziende abituate a lavorare sull’eccellenza, bensì dall’esterno, da player che potrebbero approfittarne per puntare su prodotti di scarsa qualità e dalle imitazioni dell’italian sounding, contro cui si deve sempre tenere alta la guardia. Il progetto Farm to Fork detta le linee guida dello sviluppo agroalimentare e abbiamo la necessità di seguirlo anche in tema di sostenibilità».

Un aiuto dal Decreto Rilancio Dal Governo arriveranno alcuni aiuti valutati positivamente da OriGin: i 250 milioni stanziati per il Fondo indigenti potranno dare una mano a smaltire le scorte; altri 45 milioni sono stati destinati al cosiddetto “ammasso privato”, cioè al pagamento di quote alle aziende per allungare stagionatura e conservazione. «L’attenzione alle indicazioni geografiche sarà garantita anche dal fondo emergenziale a favore delle filiere in crisi, con una dotazione di 500 milioni», ha precisato la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, intervenuta all’assemblea di OriGin che si è svolta nei giorni scorsi.

Ma la sfida più grande sembra quella di non perdere l’unità tra grandi e piccoli produttori. Gli operatori fanno propria la preoccupazione di Mauro Rosati, direttore della fondazione Qualivita: «C’è il rischio – sostiene – che la crisi porti a un calo dei consumi di qualità . I consorzi e tutti gli attori della filiera oggi più di prima devono restare uniti per stimolare e incentivare le aziende più in difficoltà a rimanere all’interno di una produzione certificata. Serve l’aiuto di tutti, dalle istituzioni alla Gdo».