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Cattolica, mandato al cda per l’aumento di capitale



ServizioASSICURAZIONI

L’Ivass ha chiesto 500 milioni di ripatrimonializzazione. Il board aveva già valutato un intervento per 400 milioni. L’ex ad Minali chiede 9,6 milioni alla società

di Laura Galvagni

L’Ivass ha chiesto 500 milioni di ripatrimonializzazione. Il board aveva già valutato un intervento per 400 milioni. L’ex ad Minali chiede 9,6 milioni alla società

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Cattolica assicurazioni è pronta a fare quanto richiesto dall’Ivass. Il consiglio di amministrazione della compagnia, riunito domenica 31 maggio, «ha dato mandato al management di preparare un piano nei tempi richiesti, al fine di rafforzare la solvibilità del gruppo», ha comunicato la società.

In una lettera inviata il 27 maggio la vigilanza ha chiesto alla compagnia di mettere in cantiere entro il 30 settembre un aumento di capitale da 500 milioni, ossia per l’intera delega che i soci dovranno attribuire al vertice alla prossima assemblea. Allo stesso modo ha sollecitato la presentazione entro il 25 luglio di un piano dettagliato sulle azioni che l’azienda intende mettere in cantiere per ripristinare, più in generale, la solidità del gruppo.In proposito il board ha ricordato che «nei cda della capogruppo erano già stati trattati i temi riguardanti la posizione di capitale». Il 22 maggio scorso in particolare erano state illustrate alcune misure atte a rafforzare la compagnia tra le quali «un aumento di capitale di 200 milioni abbinato all’emissione di un analogo ammontare di strumento subordinato Tier 1». Tali azioni a parere di Cattolica, abbinate ad alcune minori avrebbero portato il raggiungimento di un’adeguata patrimonializzazione, permettendo di finalizzare le attività di M&A previste entro il termine del 2021. Allo stesso modo erano «già state definite delle misure di rafforzamento patrimoniale per BCC Vita che presentava la situazione di solvibilità più critica»: l’indicatore si è spinto giù fino al 25%. Stessa cosa per Vera Vita, per la quale tuttavia non è ancora stata individuata una ricetta ma il management conta «di individuare le misure necessarie entro la fine del prossimo mese di giugno».

D’altra parte il tempo stringe e la situazione è critica come confermano gli ultimi numeri forniti da Cattolica. Nel dettaglio, «il Solvency ratio del Gruppo è pari al 122% (vs. 147% del 31 marzo), mentre quello della Capogruppo è al 130%». Ben al di sotto di quelle che erano le ambizioni della società di mantenere l’indicatore tra 160 e il 180% e assai vicino alla soglia critica del 100%.

Infine, il cda «ha preso atto che, nella serata del 29 maggio, il dottor Alberto Minali ha rassegnato le dimissioni da consigliere di amministrazione della società e immediatamente dopo, tramite i suoi legali, ha notificato un atto di citazione per ottenere il riconoscimento di sue pretese economiche a seguito della revoca, sull’asserita mancanza di una giusta causa, pretese comunque da ritenersi infondate e che saranno oggetto di adeguata risposta in sede difensiva; tali pretese, per complessivi euro 9.600.000 circa e mai formulate sino ad ora, non incidono sulla legittimità della deliberazione di revoca delle deleghe operative» del 31 ottobre scorso.

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