- ECONOMIA

Hertz fallisce in Usa e Canada, preoccupazione anche tra i costruttori di auto


di Pietro Paolo Savini

La notizia era nell’aria già da qualche giorno e sabato 23 maggio 2020, quando in Europa doveva ancora sorgere il sole è arrivata la conferma.Il colosso Usa dell’autonoleggio Hertz ha presentato un’istanza di fallimento e chiesto l’accesso al Chapter 11, cioè la procedura prevista dal capitolo 11 del Bankruptcy Code statunitense, l’equivalente della legge fallimentare. A causa delle ripercussioni legate all’emergenza Coronavirus, Hertz, dopo il fallimento della trattativa per la ristrutturazione del debito, si è dichiarato in sospensione dei pagamenti. Per ora la procedura è stata richiesta negli Stati Uniti e in Canada e non riguarda al momento l’Europa, l’Australia e la Nuova Zelanda dove il gruppo è presente. Il gruppo comunque spiega di avere ancora circa un miliardo di dollari di liquidità per continuare le sue operazioni correnti. La multinazionale, con sede in Florida, ha spiegato che si è trovata di fronte a questa situazione a causa dell’impatto «improvviso e drammatico» che la crisi del coronavirus ha avuto sulla domanda di veicoli a noleggio, che ha portato a un «brusco »riduzione delle entrate e delle riserve.Intanto la notizia ha destato clamore in tutto il mondo. Il marchio Hertz è conosciutissimo ed apprezzato per la qualità dei servizi, offerti con capillarità in ogni angolo del pianeta.In fermento anche il mondo dei costruttori dell’auto che proprio in Hertz hanno uno dei principali acquirenti. La compagnia, infatti, è nota per essere tra le società di autonoleggio che rinnovano il proprio parchio auto con maggiore frequenza.