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Rimborsi M5S, con le nuove regole il primo argine a Rousseau



IL CAOS RESTITUZIONI

Modificato lo statuto del Comitato ad hoc presieduto da Di Maio: in caso di scioglimento, i fondi residui non andranno più all’associazione di Casaleggio ma al Fondo per il Microcredito. Si studiano altre mosse

di Manuela Perrone

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3′ di lettura

Dopo le proteste, l’intervento dei probiviri e l’attacco diretto a Luigi Di Maio, un primo segnale di cambiamento nel M5S andava dato. E riguarda direttamente il sistema dei rimborsi nonché, in particolare, il ruolo dell’associazione Rousseau presieduta da Davide Casaleggio, entrata ormai nel mirino di tanti parlamentari che ogni mese le versano l’”obolo” di 300 euro.

Cambio statuto per il Comitato Il 10 gennaio è stato modificato davanti al notaio Luca Amato lo statuto del “Comitato per le rendicontazioni/rimborsi”, creato il 7 agosto 2018 dopo lo scandalo “rimborsopoli”. Quello statuto prevedeva che le somme residue tra quelle restituite dagli eletti pentastellati, in caso di scioglimento del Comitato, finissero a Rousseau. Adesso si volta pagina: «Tutte le somme ricevute dal comitato dovranno essere versate al Fondo appositamente costituito per il Microcredito o agli enti e soggetti individuati dagli iscritti al M5S previa consultazione online». Nessun cenno alla piattaforma di Casaleggio: «Se allo scioglimento del Comitato dovessero restare fondi a disposizione questi verranno devoluti al Fondo per il Microcredito, mediante versamento a favore della microimprenditorialità».

Nel direttivo i nuovi capigruppo Accanto a Di Maio, presidente, entrano inoltre nel Comitato i nuovi capigruppo Davide Crippa e Gianluca Perilli, al posto dei precedenti Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli. La durata, fissata fino al «novantesimo giorno successivo al termine della XVIII legislatura, coincidente con lo scioglimento delle Camere», si specifica valga «comunque sino all’integrale utilizzo dei fondi impegnati». Il suo perimetro si allarga anche alle restituzioni dei parlamentari europei e se ne prevede «facoltà di utilizzo per i portavoce regionali».

Il conto controverso È a questo Comitato che dal 2019 è stato intestato il conto corrente su cui arrivano le restituzioni. Conto entrato nel mirino dell’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e degli altri parlamentari che lo hanno seguito al gruppo Misto: «Siamo passati da una donazione agli enti pubblici, che ho continuato a fare per il bilancio dello Stato, verso una donazione privata, a un conto intestato a tre persone. E nessuno sa come vengano utilizzati questi soldi». Accuse che il blog delle Stelle ha respinto con forza: «Sono gli iscritti, tramite votazione sulla piattaforma Rousseau, che decidono dove destinare ogni singolo euro delle rendicontazioni. Non esiste nessun conto personale del capo politico e dei capigruppo di Camera e Senato. Chi dice il contrario è in malafede e mente sapendo di mentire».

Quasi 6 milioni sul conto I vertici M5S sostengono che tutto sia gestito «in modo completamente trasparente», attraverso il sito www.movimento5stelle.it, che pubblica l’elenco dei contributi aggiornato ogni mese, e attraverso il portale www.tirendiconto.it, che monitora le restituzioni. Da qui è possibile sapere che in tutto i parlamentari pentastellati hanno restituito 86 milioni di euro, di cui sul conto del Comitato ne giacciono attualmente circa sei: i 3 milioni destinati al progetto “Facciamo ecoscuola”, i cui bandi scadono a febbraio, e 2,7 milioni non ancora indirizzati. «È un conto corrente o uno strumento di investimento?», chiede ancora un parlamentare critico.

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