- FINANZA

JP Morgan in Borsa supera la somma delle prime dieci banche europee



Scongiurata la crisi europea, le azioni JP Morgan già nel 2013 veleggiavano intorno ai 50 euro. Da lì in poi il rally, insieme alla crescita degli utili e all’ottimismo di Wall Street, è stato praticamente ininterrotto, avvicinando quota 120 dollari a inizio 2018 per poi superare i 140 dollari a fine 2019.

E’ stato stimato che chi avesse investito 100 dollari in azioni JP Morgan a inizio 2010 oggi, ipotizzando il reinvestimento dei dividendi percepiti nel frattempo, si ritroverebbe con 390 dollari. Inutile, e forse impietoso, fare confronti con gli azionisti di molte banche europee che nello stesso periodo in alcuni casi hanno invece accusato ingenti minusvalenze.

IL CONFRONTO

Capitalizzazione al 10 gennaio in miliardi di dollari. Fonte: Thomson Reuters

Innumerevoli le cause del divario bancario tra le due sponde dell’Atlantico, quasi tutte riconducibili alla forza del mercato e del Governo Usa e alla frammentazione di un’Europa in cui i singoli Stati frenano la nascita di banche davvero paneuropee. Basti ricordare le modalità di intervento nella crisi finanziaria del 2008: gli USA imposero da subito, con il Tarp, le ricapitalizzazioni di Stato alle banche – restituiti pochi anni dopo -, mentre l’Europa si è mossa in ordine sparso lasciando che ogni Paese intervenisse con soluzioni e tempi, non ancora finiti come si è visto con Nord Lb e Popolare Bari, lasciati ad Autorità e Governi nazionali.

Ne è conseguito un decennio in cui le grandi banche Usa, fortemente ricapitalizzate, hanno acquisito il dominio dell’investiment banking e in particolare del capital market negli Usa e negli ultimi anni anche in Europa, dove sono ormai diventati leader di mercato.

Il principale “driver” del divario di mercato tra le due sponde dell’Atlantico è la remunerazione del capitale che vede le europee con un Roe 2020 atteso in media al 9% rispetto al 12% delle big Usa, con punte del 14% per JP Morgan (secondo le stime di Citi, vicine a quelle di consenso del mercato). Un gap di redditività che impatta fortemente sulla valorizzazione attuale e attesa con le banche europee che quotano in media con un rapporto di 0,8 tra prezzo e patrimonio contro l’1,4 medio delle rivali statunitensi.

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